Entro febbraio 2027, dovrà essere approvato il nuovo Codice della Strada, voluto dal Ministro Salvini. Da metà luglio a metà settembre scorso, il MIT (Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti) ha condotto una consultazione sulle bozze del nuovo Codice, con oltre 100 portatori di interesse, fra i quali c’era anche la FIAB.
Ciascun soggetto poteva presentare proposte di modifica su un massimo di 5 articoli, più un testo di commenti generali. Il Centro Studi FIAB ha analizzato i 262 articoli del nuovo Codice basandosi sulle numerosissime proposte di aggiornamento del Codice della Strada raccolte negli anni dalla Federazione, anche grazie al contributo del Gruppo Tecnico e delle federate.
FIAB ha lavorato in coordinamento con la rete RIME (Rete Italiana Mobilità Equa), di cui fa parte. È stato così possibile presentare un numero elevato di proposte, nonostante il limite di 5 proposte per ciascuna associazione.
Nessun coinvolgimento nell’impostazione del nuovo Codice
Fin dai primi annunci del Governo di voler riscrivere il Codice della Strada, FIAB ha sempre detto chiaramente che la riscrittura del codice della strada doveva passare dalla più ampia condivisione delle regole e doveva tenere conto dei più recenti ed efficaci codici della strada europei. Ciò allo scopo di migliorare la sicurezza di tutti e di riconoscere pari diritti a tutti gli utenti, con il correttivo della “gerarchia della responsabilità”: gli utenti che, per dimensioni, velocità o potenza del veicolo, possono arrecare maggior danno, devono avere un grado di prudenza superiore.
Così non è stato, purtroppo. Il nuovo codice è stato scritto senza coinvolgere nessuno all’esterno del Ministero. Nel trasmettere la sua bozza, il Ministero non fornito alcuna spiegazione delle scelte fatte e della logica che ha ispirato le nuove norme.



