Terzo appuntamento per una pedalata in città: questa volta seguiremo le mura del Mille all’interno del centro di Bologna per poi percorrere invece un tratto di quelle più esterne del 1300, apprezzando ogni scorcio che il Centro Storico di Bologna sa regalare.

Questa è la traccia del percorso.
UN PO’ DI STORIA
BONONIA E IL CASTRUM ROMANO (PIAZZA MAGGIORE)
Il cardine massimo della Bologna Romana  (la strada principale che andava da nord a sud) era l’odierno tratto da via Galliera a via Val d’Aposa. Si incrociava con il decumano massimo (strada principale da est a ovest), l’odierno tratto da via Rizzoli a via Ugo Bassi. Il decumano massimo era il tratto della via Emilia che attraversava la città di Bononia. Parallelamente alle due strade principali furono tracciati sette cardini e nove decumani i quali, incrociandosi, formavano degli isolati rettangolari al cui interno si costruivano le abitazioni e gli edifici pubblici.
Il foro cittadino si trovava nell’area di incrocio dei due principali assi viari, probabilmente nei pressi dell’attuale Palazzo Comunale, dove vi era anche una basilica (tuttora parzialmente visibile nei sotterranei della Biblioteca Sala Borsa). Il ritrovamento di basamenti in selenite di due templi (uno di età repubblicana e uno di età imperiale) nei pressi di via Porta di Castello suggerisce la presenza di un’area sacra a nord del foro. Ad ovest di quest’ultima vi era invece il macellum, ovvero il mercato principale della città (oggi sotto l’Hotel Baglioni, fra via Indipendenza e via Manzoni). Il teatro si trovava in posizione leggermente periferica, nell’angolo sud-occidentale del perimetro cittadino, oggi fra via dei Carbonesi e via Val d’Aposa.
Molto probabilmente anche la Bononia romana disponeva di un sistema difensivo fatto di terrapieni, canali e fossati, quali il torrente Aposa a est e il rio Vallescura a ovest (eliminato in gran parte nel I secolo a.C. in quanto costituiva un intralcio allo sviluppo urbanistico cittadino). È presumibile che siano stati costruiti sistemi difensivi più avanzati a difesa di Bononia, ma ad oggi non è emersa alcuna traccia archeologica che lo dimostri.

LE MURA DI SELENITE (3/4 SECOLO DC): TORRE DI  VIA ALTABELLA 
Le mura più antiche di cui oggi rimangono resti visibili sono quelle della cosiddetta “cerchia di selenite”, costruite in seguito alle invasioni barbariche, in corrispondenza del tramonto dell’Impero Romano d’Occidente e scoperte solo negli anni venti del XX secolo.
Questa cinta era costituita da blocchi di selenite, un minerale gessoso molto comune sulle colline bolognesi e in tutta la zona della cosiddetta vena del gesso romagnola. La muraglia, sorta utilizzando in gran parte blocchi provenienti da edifici romani, misurava 7-8 metri in altezza e 2 di spessore.
Vi erano quattro porte, disposte lungo il cardo massimo e il decumano massimo della città:
• Porta Ravegnana o Porta Ravennate, così chiamata in quanto posta sulla via San Vitale, in direzione Ravenna
• Porta di San Procolo o Porta Procola
• Porta Stiera o Porta di San Sotero, posta sulla via Emilia in direzione Modena o, secondo un’altra ipotesi, su via Marsala
• Porta di San Cassiano, in seguito rinominata Porta Piera o Porta di San Pietro in quanto vicina alla Cattedrale di San Pietro
Nei pressi di quattro delle porte della città vennero poste quattro croci secondo la tradizione volute dall’allora vescovo di Milano Ambrogio. Le croci di pietra vennero rifatte e sostituite più volte. Nel medioevo le quattro croci vennero protette da edicole dal tetto piramidale poi rimosse nel 1798: oggi sono conservate nella Basilica di San Petronio.
 
PIAZZA SANTO STEFANO: ADDIZIONE LONGOBARDA
Risale probabilmente all’VIII secolo, durante la dominazione della città da parte dei Longobardi, la costruzione di un ulteriore tratto di mura, detto appunto “addizione longobarda”, addossato al lato est della prima cerchia (senza tuttavia arrivare a comprendere la chiesa di Santo Stefano. Lo sviluppo radiale delle attuali via Zamboni, via San Vitale, Strada Maggiore, via Santo Stefano e via Castiglione, che originavano dalla Porta Ravegnana, fece probabilmente sì che l’insediamento longobardo assumesse una forma semicircolare, con fulcro nell’attuale Piazza di Porta Ravegnana. L’impianto urbanistico ne conserva traccia nell’andamento curvilineo delle vie che ruotano attorno alle due torri sul lato orientale (assente invece nel lato occidentale).

VIA PORTANOVA: LA CERCHIA DEI MILLE O DEI TORRESOTTI (foto di Pexels)
L’espansione della città e la nascita di nuovi borghi esterni alle mura fecero nascere l’esigenza di costruire una nuova cerchia muraria. Benché si pensasse che la loro costruzione risalisse agli anni tra il 1176 e il 1192 (o il 1208 secondo altre fonti), in corrispondenza del conflitto con Federico Barbarossa, studi recenti ne hanno provato una datazione antecedente che ha riproposto la correttezza dell’antico nome Cerchia del Mille. 
Questa seconda cinta era lunga circa 3,5 km e disponeva di 18 porte, chiamate anche serragli o torresotti, in quanto tutte sormontate da una torre ed oggi tutte ormai abbattute tranne quattro, ancora visibili e inglobate nell’abitato (Via Portanova, via Castiglione, via Piella, via San Vitale).

PORTA MASCARELLA: LA TERZA CINTA
NEL 1294 Bologna è una delle città più popolate d’Europa e se ne decide l’ampiamento.
L’ultima cerchia, di forma poligonale e detta cresta o circla, corrispondeva come perimetro agli attuali viali di circonvallazione, racchiudendo quindi interamente la Cerchia del Mille. La sua costruzione è databile agli inizi del XIII secolo, quando la città cominciò ad organizzarsi in quartieri annettendo i borghi esterni. Inizialmente progettata nel 1226 come palizzata di legno, solo nel 1327 ne fu iniziata la realizzazione in pietra, terminata nel 1390 ed eseguita secondo l’antica tecnica della muratura a sacco, ossia preparando due muri di mattoni paralleli e distanti tra loro circa un metro, al cui interno veniva riversato un misto di ciottoli, laterizio e sabbia. Questa architettura è ancora perfettamente visibile negli tratti di mura rimasti in piedi, nonché nelle porte superstiti.
La terza cinta si estendeva per circa 7,6 km e disponeva poi di dodici porte munite di ponte levatoio per scavalcare il fossato esterno, mentre verso l’interno ad esse era addossato un terrapieno (anch’esso in parte ancora visibile) che in alcuni punti si estendeva per oltre 70 metri verso il centro della città.
Nel corso dei secoli subirono molte modifiche. La prima modifica significativa al progetto duecentesco risale al XIV secolo, con l’edificazione di avancorpi di protezione dei ponti levatoi, tuttora conservati a Porta San Donato e Mascarella.

PIAZZA CARDUCCI : IL PIANO DI ABBATTIMENTO
Tra il 1902 e il 1906, le mura della terza cerchia furono abbattute seguendo le direttive del piano regolatore redatto nel 1889 che, agli occhi di oggi, verrebbe considerato perlomeno sciagurato. I sostenitori dello smantellamento ritenevano infatti quelle mura un limite per lo sviluppo cittadino, rifacendosi al modello urbanistico che il Barone Haussmann, per conto di Napoleone III, aveva applicato al centro cittadino di Parigi.
Tuttavia, le principali motivazioni a spingere verso questa soluzione erano soprattutto sociali ed economiche: a causa dello stallo nelle costruzioni edilizie, molti muratori erano infatti rimasti disoccupati, cosicché appoggiarono caldamente la proposta di smantellamento della cinta, vedendo in essa la tanto aspettata occasione di lavoro. Il Comune, inoltre, poté rendere edificabili gli ampi spazi precedentemente occupati dalle mura, dal fossato e soprattutto dal terrapieno, ricavandone ingenti profitti. Su questi terreni sorgono infatti oggi numerose ville e villini, costruiti proprio agli inizi del ‘900.
Questo piano di abbattimento includeva anche le dodici porte ma, grazie anche all’intervento di Alfonso Rubbiani e di Giosuè Carducci, che si posero a difesa dell’interesse storico e artistico della cerchia, furono salvate quasi tutte ad eccezione di Porta San Mamolo e Porta Sant’Isaia. Per quanto anticamente considerata, come dice il nome, la più importante tra le porte bolognesi, fu avviato lo smantellamento anche di Porta Maggiore, ma la sua demolizione fu subito sospesa in seguito alla scoperta, al di sotto della costruzione settecentesca, della porta duecentesca visibile oggi.

DESCRIZIONE DEL PERCORSO

p.c.=pista ciclabile DX=destra SX=sinistra
PIAZZA MAGGIORE – sx Piazza Re Enzo – sx Rizzoli – dx Indipendenza – dx Altabella
TORRE AZZOGUIDI
Via Altabella – sx Oberdan – dx p.zza S.Martino – Nell’angolo della piazza, stretto passaggio con fittone sottoportico per piazzetta Marco Biagi – dx via dell’inferno – sx del carro – dx Zamboni – P.zza Porta Ravegnana – Piazza Mercanzia – via S. Stefano –
PIAZZA SANTO STEFANO
A metà piazza prendere via Dè Pepoli – sx Castiglione – dx Farini – dx P.zza Minghetti – Dè Toschi – sx Dè Foscherari – sx Archiginnasio – P.zza Galvani – dx Corte Galluzzi – dx D’Azeglio – sx P.zza Dè Celestini – vicolo Spirito Santo – sx Spirito Santo – dx Spirito Santo – sx via D’Azeglio e subito a dx Via Dè Griffoni – Volto Santo – sx IV Novembre – sx Cesare Battisti – dx Barberia – dx Mario Finzi
PORTA NOVA
P.zza Malpighi a dx – sx P.zza S. Francesco – dx sx Pratello – dx Santa Croce – dx S.Valentino – sx S.Rocco – Della Grada – Riva Reno – alla rotonda sx sx via Lenzi – dx p.c. Graziano – sx p.c. Calori – attraversare via Calori poi a sx dopo pochi metri a dx salitella da fare a mano che costeggia le mura interne – scendere in via Luzzi Mondino – dx Graziano – sx Calori – dx Lame – la prima a sx Lame, entrare nel parco ex Manifattura sx dx come da traccia, uscire su via Castellaccio a sx – sx Azzo Gardino – dx p.c. Menarini – dx dietro le Mura di Porta Lame
Prendere la tangenziale bici direzione a dx – sx p.c. Boldrini – p.zza xx settembre – attraversare e prendere via Indipendenza a sx – Tratto di Mura Porta Galliera – attraversare i viali e andare a dx p.c. viale Masini –

PORTA MASCARELLA
P.c. viale Berti pichat – Porta San Donato – Tratto di mura da Porta Mascarella a Porta San Donato – dx sx attraversare Piazza di Porta San Donato – sx dx Mura Anteo Zamboni – dx San Giacomo – sx Selmi – dx Belmeloro – Largo Trombetti – sx San Sigismondo – dx Bibiena – Piazza Verdi Tratto di Mura Piazza Verdi – sx Petroni – Torresotto di San Vitale Piazza Aldrovandi – Guerazzi – sx San Petronio Vecchio – dx Fondazza – dx S.Stefano – sx via Dè Buttieri – sx via Orfeo – Piazza del Baraccano – sx prendere via del Baraccano fino al portico, scendere i gradini e a dx Santo Stefano – sx San Giugliano – attraversare via Dante – PIAZZA CARDUCCI